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venerdì 30 settembre 2011

IL MITO DI GESU' ?


                                                        tratto da ‘EVIDENCE THAT DEMANDS A VERDICT’ di Josh McDowell - Vol. I


La fede cristiana si differenzia dalla fede di altre religioni e filosofie per il fatto determinante che è caratterizzata dal suo oggetto che è Gesù Cristo. E’ la fede nella sua persona, e non è solo un fatto intimo e personale senza riscontro con la realtà esterna. Dobbiamo ricordare il testo di I Corinzi 15:14: ‘Se Cristo non è risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione, e vana pure è la vostra fede’.


 
 John Warwick Montgomery ha scritto che ‘se il nostro ‘Cristo della fede’ si scosta dal ‘Gesù della storia’ nella Bibbia, allora, nella misura di questa deviazione, noi perdiamo anche il genuino Cristo della fede. Come un grande storico cristiano del nostro tempo, Herbert Butterfield, ha detto, ‘sarebbe un pericoloso errore immaginare che le caratteristiche di una religione storica sarebbero mantenute se il Cristo dei teologi fosse separato dal Gesù della storia’. (J.W. Montgomery, ‘The Shape of the Past’ - Edwards Brothers 1962 - p. 145)



S. Estborn illustra tale concetto citando Anath Nath, il quale ha studiato sia la Bibbia che gli ‘Shastras’. Due temi biblici in particolare hanno impegnato la sua mente: primo, la realtà dell’Incarnazione; secondo, l’Espiazione per i peccati dell’umanità. Ha cercato di armonizzare queste dottrine con le Scritture Indù, ed ha trovato un parallelo con il sacrificio di Cristo nella figura di Prajapati, il Dio-creatore dei Veda. Ha anche visto una differenza vitale. Mentre il Prajapati vedico è un simbolo mitico, che è stato applicato a diverse figure, Gesù di Nazareth è una persona storica... è il vero Prajapati, il vero Salvatore del mondo...’
(S. Estborn, ‘Gripped by Christ’, Londra 1965 - Lutterworth Press - p. 43)


 Comunque, anche Gesù è stato definito da molti un ‘mito’ che sarebbe stato inventato da Giudei frustrati dalla dominazione romana, pieni di desiderio di riscatto almeno nella fantasia. I Vangeli sarebbero nati così, appunto per diffondere questo mito. Ora, basterebbe ragionare un attimo sull’assurdità di questa ipotesi per rendersi conto che i Vangeli non possono che essere storici:
Tenendo conto del fortissimo orgoglio nazionale che separava la nazione giudaica dagli altri popoli, a quale giudeo sarebbe mai venuto in mente, essendo frustrato ed oppresso dalla dominazione romana, d’inventarsi un mito che, lungi dal riportare la vittoria sull’odiato nemico, venga al contrario da quest’ultimo fatto morire nella maniera più infamante, più vergognosa che il mondo antico conoscesse??!
Per quanto riguarda poi i suoi seguaci, gli orgogliosi giudei si sarebbero inventati, non degli eroi - si badi bene -, ma dei vigliacchi, fra cui troviamo - nel momento più cruciale - uno che tradisce per denaro, poi s’impicca, un altro che rinnega perfino di conoscerlo per paura di fare la stessa sua fine, e tutti gli altri che fuggono a gambe levate, tranne il più giovane (Giovanni) e le donne!! L’ipotesi del mito non sembrerebbe davvero molto intelligente!

Spesso si sente dire che ‘seguendo l’approccio storico moderno, non si potrebbe mai scoprire la resurrezione’. McDowell è d’accordo. Ma vediamo perché. Per molti oggi, lo studio della storia incorpora l’idea che non esiste un Dio, che i miracoli non sono possibili, che viviamo in un sistema chiuso e che non esiste il soprannaturale. Con questi presupposti, si inizia la cosiddetta ‘indagine critica, aperta ed onesta della storia’! Leggendo di Cristo, dei Suoi miracoli e della Sua resurrezione, si conclude (non storicamente, ma filosoficamente) che tutte queste cose non sono possibili, per cui bisognerà trovare delle altre spiegazioni. Tali presupposti razionalistici non permettono di cominciare dai dati storici stessi, ma li negano ‘a priori’.
La prova dell’esistenza di Dio e del Suo dono è più che convincente, ma coloro che insistono nel dire di non aver bisogno di Lui o di esso, troveranno sempre il modo per lasciar cadere l’offerta.” (Blaise Pascal, ‘Pensées’ N° 430)

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