tratto
da ‘EVIDENCE THAT DEMANDS A VERDICT’ di Josh McDowell - Vol.
I
La fede
cristiana si differenzia dalla fede di altre religioni e filosofie per il fatto
determinante che è caratterizzata dal suo oggetto che è Gesù Cristo. E’ la fede
nella sua persona, e non è solo un fatto intimo e personale senza riscontro con
la realtà esterna. Dobbiamo ricordare il testo di I Corinzi 15:14: ‘Se Cristo
non è risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione, e vana pure è la
vostra fede’.
John
Warwick Montgomery ha scritto che ‘se il nostro ‘Cristo della
fede’ si scosta dal ‘Gesù della storia’ nella Bibbia,
allora, nella misura di questa deviazione, noi perdiamo anche il genuino
Cristo della fede. Come un grande storico cristiano del nostro tempo,
Herbert Butterfield, ha detto, ‘sarebbe un pericoloso errore immaginare
che le caratteristiche di una religione storica sarebbero mantenute se
il Cristo dei teologi fosse separato dal Gesù della storia’. (J.W.
Montgomery, ‘The Shape of the Past’ - Edwards Brothers 1962
- p. 145)
S.
Estborn illustra tale concetto citando Anath Nath, il quale ha studiato
sia la Bibbia che gli ‘Shastras’. Due temi biblici in particolare
hanno impegnato la sua mente: primo, la realtà dell’Incarnazione;
secondo, l’Espiazione per i peccati dell’umanità. Ha cercato
di armonizzare queste dottrine con le Scritture Indù, ed ha trovato un
parallelo con il sacrificio di Cristo nella figura di Prajapati, il Dio-creatore
dei Veda. Ha anche visto una differenza vitale. Mentre il Prajapati vedico
è un simbolo mitico, che è stato applicato a diverse figure, Gesù di Nazareth
è una persona storica... è il vero Prajapati, il vero Salvatore del mondo...’
(S. Estborn, ‘Gripped by Christ’, Londra 1965 - Lutterworth Press - p. 43)
Tenendo conto del fortissimo orgoglio nazionale che separava la nazione giudaica dagli altri popoli, a quale giudeo sarebbe mai venuto in mente, essendo frustrato ed oppresso dalla dominazione romana, d’inventarsi un mito che, lungi dal riportare la vittoria sull’odiato nemico, venga al contrario da quest’ultimo fatto morire nella maniera più infamante, più vergognosa che il mondo antico conoscesse??!
Per quanto riguarda poi i suoi seguaci, gli orgogliosi giudei si sarebbero inventati, non degli eroi - si badi bene -, ma dei vigliacchi, fra cui troviamo - nel momento più cruciale - uno che tradisce per denaro, poi s’impicca, un altro che rinnega perfino di conoscerlo per paura di fare la stessa sua fine, e tutti gli altri che fuggono a gambe levate, tranne il più giovane (Giovanni) e le donne!! L’ipotesi del mito non sembrerebbe davvero molto intelligente!
Spesso
si sente dire che ‘seguendo l’approccio storico moderno,
non si potrebbe mai scoprire la resurrezione’. McDowell è d’accordo.
Ma vediamo perché. Per molti oggi, lo studio della storia incorpora
l’idea che non esiste un Dio, che i miracoli non sono possibili,
che viviamo in un sistema chiuso e che non esiste il soprannaturale.
Con questi presupposti, si inizia la cosiddetta ‘indagine critica,
aperta ed onesta della storia’! Leggendo di Cristo, dei Suoi miracoli
e della Sua resurrezione, si conclude (non storicamente, ma filosoficamente)
che tutte queste cose non sono possibili, per cui bisognerà trovare
delle altre spiegazioni. Tali presupposti razionalistici non permettono
di cominciare dai dati storici stessi, ma li negano ‘a priori’.
“La
prova dell’esistenza di Dio e del Suo dono è più che convincente,
ma coloro che insistono nel dire di non aver bisogno di Lui o di esso,
troveranno sempre il modo per lasciar cadere l’offerta.”
(Blaise Pascal, ‘Pensées’ N° 430)




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